Nessuna prova convincente sull'efficacia degli antiossidanti e degli integratori per la prevenzione e la longevità
Un vasto gruppo di ricercatori dell'Università di Copenaghen, ha riesaminato 67
studi randomizzati che hanno consentito di valutare l'efficacia di uno specifico trattamento in una determinata popolazione, coinvolgendo 233.000 partecipanti. Lo studio pubblicato nel 2008 su Cochrane Database of Systematic Reviews, ha incluso uno
dei campioni più ampi mai realizzati sull'argomento, ad ha confrontato le condizioni di salute di chi ha assunto gli integratori vitaminici con chi ha invece
preso soltanto un placebo o non ha avuto alcun trattamento. La ricerca ha concluso che "non esiste nessuna prova convincente che gli integratori riducano il rischio di ammalarsi e aumentino la longevità". Mentre una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su Jama (Journal of the American Medical Association) ha affermato che "le attuali prove scientifiche sconsigliano l'uso di integratori nella popolazione sana", concludendo che "Il trattamento con beta carotene, vitamina A e vitamina E può aumentare la mortalità. I ruoli potenziali della vitamina C e del selenio sulla mortalità necessitano di ulteriori studi". Anche il National Institute of Health afferma: "Gli integratori alimentari non sono destinati a trattare, diagnosticare, alleviare, prevenire o curare le malattie. In alcuni casi, gli integratori alimentari possono avere effetti indesiderati". Il National Cancer Institute conferma che "l'assunzione di antiossidanti tramite integratori e supplementi dietetici non previene il rischio di ammalarsi di cancro, anzi, in diversi casi, sono stati riscontrati diversi affetti avversi". Infine, il biologo nutrizionista Maurizio Tommasini afferma: "
Diffidate quindi di chi vi esalta una specifica sostanza come la più efficace nel contrastare lo stress ossidativo. O ha capito davvero poco di come funziona il sistema, o, molto più probabilmente, ha interesse nel vendervi qualcosa. Di miracoloso, dice lui. E, di solito, molto costoso. L’integrazione della dieta con antiossidanti è stata proposta come metodo per combattere quelle malattie nella cui genesi e sviluppo paiono giocare un ruolo di primo piano i radicali liberi. Il dibattito sul tema è vivace, glu studi si moltiplicano, ma i risultati per ora sono ambigui.
Studi epidemiologici hanno mostrato che il consumo di cibi ricchi di antiossidanti, o l’utilizzo di antiossidanti in forma di supplementi, può essere associato a benefici nei confronti di numerose patologie, ma lavori più rigorosi hanno mostrato risultati a dir poco controversi. Diversi antiossidanti, in particolar modo alcuni flavonoidi, paiono in grado di ridurre il rischio relativo a patologie cardiovascolari, ma studi con supplementazione di vitamina E o β-carotene non hanno mostrato alcun effetto apprezzabile. Anche nel caso di varie patologie neurodegenerative abbiamo studi epidemiologici che mostrano incidenza ridotta in popolazioni che consumano in quantità cibi ricchi di antiossidanti, mentre la maggior parte dei lavori lavori con supplementi, in specie vitamina E, non hanno evidenziato alcun effetto protettivo. Nel caso del cancro abbiamo addirittura una serie di studi che mostrano che la supplementazione di β-carotene può aumentare incidenza e mortalità per cancro in popolazioni di fumatori, mentre la vitamina E non mostra effetti apprezzabili e il selenio presenta un debole effetto protettivo. In definitiva quello che risulta evidente, dall’analisi dei dati disponibili, è che un elevato consumo di alimenti ricchi di antiossidanti, in specie frutta e verdura, ha un effetto protettivo nei confronti di diverse patologie.
Diffidate quindi di chi vi esalta una specifica sostanza come la più efficace nel contrastare lo stress ossidativo. O ha capito davvero poco di come funziona il sistema, o, molto più probabilmente, ha interesse nel vendervi qualcosa. Di miracoloso, dice lui. E, di solito, molto costoso. L’integrazione della dieta con antiossidanti è stata proposta come metodo per combattere quelle malattie nella cui genesi e sviluppo paiono giocare un ruolo di primo piano i radicali liberi. Il dibattito sul tema è vivace, glu studi si moltiplicano, ma i risultati per ora sono ambigui.
Studi epidemiologici hanno mostrato che il consumo di cibi ricchi di antiossidanti, o l’utilizzo di antiossidanti in forma di supplementi, può essere associato a benefici nei confronti di numerose patologie, ma lavori più rigorosi hanno mostrato risultati a dir poco controversi. Diversi antiossidanti, in particolar modo alcuni flavonoidi, paiono in grado di ridurre il rischio relativo a patologie cardiovascolari, ma studi con supplementazione di vitamina E o β-carotene non hanno mostrato alcun effetto apprezzabile. Anche nel caso di varie patologie neurodegenerative abbiamo studi epidemiologici che mostrano incidenza ridotta in popolazioni che consumano in quantità cibi ricchi di antiossidanti, mentre la maggior parte dei lavori lavori con supplementi, in specie vitamina E, non hanno evidenziato alcun effetto protettivo. Nel caso del cancro abbiamo addirittura una serie di studi che mostrano che la supplementazione di β-carotene può aumentare incidenza e mortalità per cancro in popolazioni di fumatori, mentre la vitamina E non mostra effetti apprezzabili e il selenio presenta un debole effetto protettivo. In definitiva quello che risulta evidente, dall’analisi dei dati disponibili, è che un elevato consumo di alimenti ricchi di antiossidanti, in specie frutta e verdura, ha un effetto protettivo nei confronti di diverse patologie.



Commenti
Posta un commento