Nessuna differenza significativa nei tassi di mortalità tra chi adotta una dieta vegana, vegetariana e onnivora

E' sufficiente leggere qualche libro di antropologia evolutiva come il famoso 'The Origin Of Humankind' di Richard Leakey, per capire come il consumo di proteine animali abbia determinato lo sviluppo delle qualità intellettive dell'Homo sapiens, diversificandoci in tal modo dai vegetariani Neanderthal. Questo é stato confermato di recente anche in uno studio pubblicato su Nature  Katherine D. Zink & Daniel E. Lieberman (2016), condotto dai ricercatori della Harvard University. Uno studio pubblicato sulla rivista The American Journal of Clinical Nutrition, PN Appleby et al., (2015), condotto in Inghilterra su 60.000 persone, non ha riscontrato nessuna differenza significativa di longevità e dello stato generale di salute, tra chi adotta la dieta vegana, vegetariana e onnivora. La ricerca ha coinvolto un'analisi aggregata di dati provenienti da due studi prospettici che riguardavano 60.310 persone residenti nel Regno Unito: 18.431 soggetti si cibavano della carne cinque volte alla settimana, 13.039 mangiava una quantità di carne inferiore, 8516 si nutrivano esclusivamente di pesce e 20.324 erano vegetariani, di cui 2228 vegani che hanno escluso alimenti di origine animale. Anche uno studio olandese pubblicato su Nutrition Journal  AMJ Gilsing et al., ‎(2013),  condotto su 120.000 soggetti non rileva sostanziali differenze. Stessi dati nelle Blue Zone, aree geografiche con il numero più elevato al mondo di centenari: sono tutti onnivori che vengono definiti come semi-vegeteriani perché assumono due porzioni a settimana di carne o pesce, come suggerisce anche la Dieta Mediterranea. In Italia sono rappresentate dall'Ogliastra e dal Cilento. Cinque studi prospettici, TJ Key et al., (‎1999), pubblicati sempre su The American Journal of Clinical Nutrition, hanno confrontato i tassi di mortalità delle malattie comuni tra i vegetariani e i non-vegetariani con stili di vita simili. I risultati hanno mostrato che, rispetto ai mangiatori di carne regolari, la mortalità delle malattie cardiache ischemiche è stata del 20% inferiore nei consumatori di carne occasionali, il 34% in meno nelle persone che mangiavano pesce ma non carne, 34% in meno nei latto-ovo-vegetariani e 26% in meno nei vegani. Infine, i dati hanno mostrato che non esistevano differenze significative, tra i vegetariani e i non-vegetariani, nella mortalità da patologie cerebrovascolari, cancro allo stomaco, cancro del colon-retto, cancro al polmone, cancro al seno e il cancro alla prostata,  insieme a tutte le altre cause combinate. Anche lo studio pubblicato ad Aprile 2017 su Preventive Medicine conferma questi dati, Mirshahi et al., (2017).

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