Evoluzione della locomozione e della postura dagli ominidi all'Homo sapiens


Confronto tra lo scheletro dello scimpanzé, che condivide con noi il 97% del patrimonio genetico, l'Australopithecus afarensis Lucy, maschio e femmina, e l'Homo sapiens. Nature - Australopithecus and Kin.
“Postura” è un termine che racchiude tanti processi di adattamento che l’uomo ha dovuto affrontare e man mano conquistare per presentare un prodotto finale sempre più apprezzabile e, secondo alcuni studi, questo processo non è ancora concluso, in termini di economia e funzionalità. I motivi per cui l’uomo si è trovato ad affrontare il problema della Postura, secondo alcuni studiosi, è da attribuire a: “lo scotto che l’uomo paga alla stazione eretta”. Per spiegare questo, dobbiamo risalire alle nostre origini e cioè al passaggio dalla posizione quadrupedica a quella bipede. I paleoantropologi affermano, attraverso i loro studi basati sui ritrovamenti, che il processo di ominazione ha avuto inizio circa 20 milioni di anni fa, attraverso 800.000 generazioni e sembra che il processo di speciazione non sia ancora terminato. In termini di stazione eretta, ciò significa che la nostra postura varia con il trascorrere del tempo e quindi non può essere considerato un valore definitivo quello attuale. L’antropologa Mary Leakey ha studiato le impronte lasciate da alcuni ominidi nella cenere vulcanica di Laetoli, nella Tanzania. Risalenti ad oltre 3 milioni e mezzo di anni fa, rappresentano una'antica testimonianza di andatura bipede; il confronto tra il calco del piede antico con quello moderno, rivela notevoli analogie, nei punti dove si presume poggiasse maggiormente il peso del corpo. Recentemente, due studi pubblicati su PLoS ONE, Fuss et al., (2017) Böhme et al., (2017), relativi a due fossili di 7,2 milioni di anni provenienti dall'Europa meridionale, suggeriscono che i deiscendenti degli esseri umani si separarono dalle grandi scimmie centinaia di migliaia di anni prima di quanto ipotizzato in precedenza, quindi circa 7 milioni di anni fa. Tornando alla postura “eretta”, questa è una facoltà che l’uomo possiede nella sua qualità di più evoluto di tutti gli animali. Questo risultato rappresenta il momento finale di un lunghissimo processo di adattamento, cioè di trasformazione e di evoluzione, intesi come la graduale acquisizione di quell’insieme di “privilegi” che gli hanno fruttato il controllo dell’ambiente. A causa del diradarsi delle foreste, un gruppo di protoscimmie fu costretto ad abbandonare gli alberi ed a scendere per terra. Allora, per ragioni di offesa e di difesa, questi animali contrassero l’abitudine a sollevarsi sul treno posteriore: primo e più importante passo per arrivare alla stazione eretta completa. In quell’epoca questi esemplari dovettero lottare contro l’attacco della gravità, in quanto il loro baricentro si allontanava dal suolo e l’area del poligono di sostegno si riduceva alla sola zona d’appoggio dei loro piedi. Gli arti inferiori si fortificarono, il piede si ridimensionò, gli arti superiori si specializzarono nei movimenti più delicati, la mano si specializzò in movimenti più sofisticati, il rachide complicò le curvature preesistenti ed incrementò volume e potenza nei suoi muscoli erettori ed anche la pelvi fu costretta, dal mutato costume di vita, ad adeguare la sua inclinazione sul piano trasversale. Il senso antigravitario è regolato dai riflessi miotatici, di cui i neurofisiologi riconoscono nell’anello alfa-gamma il loro circuito elementare. Il fuso neuro-muscolare è l’organo cardine di questo circuito, ed è su quest’organo che si scaricano in maniera inconscia, ma non per questo meno “intelligente”, tutte le informazioni provenienti dagli organi di senso (cute, labirinto, retina), tanto importanti per la valutazione dell’ambiente, dopo essere state integrate nei centri intermedi e anche superiori del S.N.C. La legge di Haeckell o legge della ricapitolazione afferma che l’organismo, nel corso del suo sviluppo, traccia una sintesi della sua storia evolutiva. Per questa legge l’uomo d’oggi, nel proprio patrimonio ereditario, riceve il carattere della postura eretta, non come dono divino ma, giorno dopo giorno, deve imparare a guadagnarsela impegnando, sia pure inconsciamente, le proprie risorse nella lotta contro la gravità, come prima hanno fatto tutte le generazioni che l’hanno preceduto. Un esempio lampante ed odierno ci è dato dal passaggio dal feto al raggiungimento completo della posizione eretta. Per quanto il termine Postura possa far pensare a qualcosa di statico, in realtà esiste una stretta connessione tra postura e movimento; in quanto qualsiasi movimento, benché piccolo, apporta una destabilizzazione dell’equilibrio posturale del soggetto, al quale deve rimediare attraverso movimenti associati e dinamicamente opposti al primo, per salvaguardare il miglior equilibrio. Esiste un rapporto tra postura ed equilibrio. A seconda se siamo fermi od in movimento parliamo di equilibrio statico (stabile o instabile) e di equilibrio dinamico. Nella posizione eretta l’equilibrio dovrebbe essere statico quando la linea passante dal baricentro cade al centro del poligono circoscritto alla base d’appoggio podalico; questo dovrebbe richiedere poco sforzo muscolare, i legamenti si integrano in questo processo attraverso le sensazioni propriocettive di tensione e di rilassamento, contribuendo così alla regolazione del tono posturale dei muscoli. Si viene a creare così una situazione di squilibrio permanente, ma perpetuamente compensato, che costituirà l’atteggiamento del soggetto. Ciò rappresenta la soluzione personale al problema della statica, sulla quale si innestano tutte le attività dinamiche: marcia, corsa, movimenti delle braccia, ecc.. Questa regolazione, come si diceva, è dovuta al riflesso miotatico, sotto l’influenza del sistema gamma. Essa non è né cosciente, né volontaria. Quando l’atteggiamento non è più nella norma, bisogna intervenire per cercare di armonizzare, e ciò per ragioni estetiche (portamento), fisiologico (per liberare tensioni) e per ristabilire la disponibilità all’armonia ed alla dinamicità. La fissità dei segmenti tende ad alterare la coscienza della mobilità dei segmenti stessi, perturbando il concetto dinamico del soggetto. Inconvenienti della postura eretta se ne incontrano un po’ dovunque: soprattutto a carico del rachide (struttura eminentemente portante del corpo umano).“La Colonna Vertebrale”- vista di fronte è dritta; l’eventuale deviazione, con rotazione dei corpi vertebrali, si chiamerebbe “scoliosi”. Sul piano sagittale essa presenta quattro curve fisiologiche, dal basso verso l’alto: curva sacrale: a convessità posteriore (cifosi), è rigida in quanto le vertebre sacrali (5) sono fuse tra loro in un osso solo: “sacro”; in fondo troviamo il coccige (altre 4 -5 vertebre, forse antico resto della coda); lordosi lombare: 5 vertebre a convessità anteriore; cifosi dorsale: 12 vertebre a convessità posteriore, sulle quali si attaccano 12 costole (le prime 7 collegate anteriormente allo sterno: “vere”, la VIII, IX e X sono indirettamente collegate: “false”, le ultime 2 non lo raggiungono: “fluttuanti”; lordosi cervicale: 7 vertebre a convessità anteriore (I: “atlante” - II: “epistrofeo”). Quando il soggetto è in equilibrio normale in piedi, la parte posteriore del cranio, il dorso e le natiche sono tangenti ad un piano verticale, per esempio un muro. L’uomo per raggiungere la stazione eretta e mantenerla, deve disporre i propri segmenti, sovrapporli “pezzo su pezzo” lungo la linea di gravità, mantenendola al centro del poligono di sostegno; a questo punto sarebbe in equilibrio e si parlerebbe di funzione statica (dal greco “staticos”: che tiene in equilibrio). L’equilibrio nell’uomo, però, non è mai statico; anche in mancanza di una forza disequilibrante esterna, egli si muove sotto l’influenza della respirazione. Man mano che fa pratica, adotta una posizione meno dispendiosa e più sicura: il rachide assicura il mantenimento dell’equilibrio, liberando così gli arti inferiori, che si raddrizzano e si adducono gradualmente. Scompare l’atteggiamento flesso dell’anca e si fissa la lordosi lombare per trazione dell’ileo-psoas (muscolo situato davanti al quadrato dei lombi, da D12-L1-L2-L3-L4-L5 che termina sull’apice del piccolo trocantere del femore; esso agisce, a corpo disteso, portando le gambe da 0° a 30°). Si forma la volta plantare. Quindi si può dire che la stazione eretta è all’origine delle curve del rachide e della pianta del piede. “La legge del minor sforzo” - Questa legge governa tutta la nostra fisiologia. Il mantenimento della posizione eretta deve essere più stabile possibile perché richieda il minor sforzo muscolare. Se non interviene nessuna forza disequilibrante, la posizione di equilibrio eretta è mantenuta senza l’intervento di altre forze, oltre il tono posturale e la resistenza elastica fibro-muscolare. Così, di norma, il ginocchio verrà a trovarsi indietro rispetto alla linea di gravità, il ventre in avanti, il dorso indietro e la testa in avanti. Nel prossimo numero vedremo di conoscere le disarmonie, con le loro eventuali conseguenze e come osservare per poter prevenire e/o correggere anomalie legate alla postura. Articolo del DR. Ciro di Cristino

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